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  • Massimo Di Felice

L´oceano che non c´è (la ricerca e le parole)


Sotto in nostri piedi non c´era l´acqua del mare, ne qualcosa di solido… ci si muoveva in un dondolio continuo, che spesso aumentava facendoci anche perdere l´equilibrio.

La struttura dell´astronave scricchiolava, come sballottata dalle onde, ma anche sporgendosi, non si poteva scorgere altra cosa se non la propria immagine, che si intravedeva opaca, riflessa su uno specchio senza profondità, né concretezza. Eravamo sospesi tra un noi contemporaneo e un altro che ci si rivelava, inedito e sconosciuto, durante il nostro andare… un altro io, andante, quello che intravedevamo riflesso in forma opaca. Ci spostavamo, quindi, da un io ad un altro, spinti da un vento continuo che ci muoveva e, con il tempo, ci cambiava, offrendoci nuove parole che inventavamo e usavamo per descrivere quello che ci circondava. Così il nostro procedere non era un viaggiare ma un ¨dasein¨. Gli strumenti che ci permettevano la dislocazione non erano oggetti esterni, fatti di questo o quel materiale, ma rivelazioni (…) e, soprattutto, il mare che attraversavamo, non era un oceano ma un flusso di informazioni, un ecologia connettiva, senza estensione ne dimensioni possibili.

Sospesi tra un io attuale e un altro, erano le parole nuove a muoverci e a condurci dove non sapevamo. Al trovare una nuova parola riuscivamo a intravedere qualcosa, era come se, la nostra ecologia prendesse forma al nominarla e come se, il nostro mondo, avesse bisogno di parole, altre ed inedite, per esistere nuovamente.


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© 2014 by ATOPOS - Thiago Franco and Massimo Di Felice

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