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  • Massimo Di Felice

Design civico digitale: le ecologie dei data e la qualitá simpoietica dei processi decisionali

Il rapporto tra noi e’ la realta’ e’ cambiato. Avevamo creduto all´interno della cultura occidentale che ervamo noi umani a modificare la natura e a trasfromare il mondo attraverso il nostro agire (teoria do antropocene). La pandemia ci ha messo dinanzi ad un nuovo tipo di ecologia dove é il mondo e l´ambiente e le microentitá a modificare le nostre vite. Ma, soprattutto, attraverso l´evoluzione dei processi di digitalizzazione, abbiamo iniziato ad abitare in una realtá fatta di dati, composta da un nuovo tipo di ecologia, interattiva e informatizzata.

Anche durante la pandemia i data si sono rivelati il contesto ecologico della nostra salute, delle nostre relazioni e del nostro esistere. Virus, curve di contagio, particelle invisibili, agglomerati, spostamenti e relazioni, come ogni aspetto del nostro habitat, vengono ad assumere in modo crescente. L´espanzione del processo di datificazione delle cose e di ogni tipo di superfice ha creato, oltre ad un nuovo tipo emergente di realtá, un nuovo tipo di accesso al mondo attraverso software, algoritmi, circuiti digitali e database. Questi ultimi non sono dei semplici contenitori di dati, ma sono composti da un uovo tipo di grandezza: i Bigdata. Diversi per volume, velocita, e variata, i bigdata non sono dati statistici. Non si tratta piu’ della antica forma rappresentativa del mondo che associava un numero ad ogni elemento e ad ogni parte della realta’. I dati che gia’ da qualche anno ci danno accesso alla nostra realtá sono di un altro tipo e vengono prodotti senza l’ intervento umano. La prenotazione di un viaggio, le ricerche on line, le transizioni con la nostra carta di credito, le previsioni del tempo, il traffico cittadino, non c´é aspetto della nostra realtá che non produca dati e non sia, al tempo stesso, il prodotto di questi. Ció che abbiamo in passasto chiamato, mondo, materia, realtá etc. ha preso oggi la forma dei data. Si tratta di una specie nuova di dati, come detto, vengono prodotti e divengono acessibili a noi attraverso software, agloritmi e robot e reti di interazioni formate da collettivi di entitá non umane. Un nuovo tipo di comunitá di cui facciamo parte e dove stiamo, a poco a poco, imparando ad abitare. Abbiamo mutato la nostra condizione abitativa e come succede quando mudiamo la nostra residenza, come quando cambiamo cittá o paese, ci vuole del tempo per ambientarsi. Tra noi e i data non c´é alcuna distanza, non siamo noi a produrli ma, in quanto costituiscono il nostro ambiente, il nostro mondo e il suolo sul quale camminiamo, ci costituiscono e sono l´ecologia co-mondo che abitiamo (in senso heidegeriano). Non si tratta, come comunemente si pensa, del rapporto tra intelligenza umana e intelligenza artificiali (non umane). Una volta che ogni aspetto é dvenuto data, noi compresi, le nostre ecologie non sono piú composta da soggetti e da oggetti. Il nostro mondo non é piu quello di prima. Abbiamo lasciato il mondo naturale e il suo contrario, quello arteficiale, la nostra condizione abitativa é mutata ed oggi abitiamo ( siamo) ecologie simpoietiche (D. Haraway), hiper intelligenti (J. Lovelock), atopiche e reticolari (M. Di Felice). In tali contesti la governance coincide con il design dei dati e non piú esclusivamente con le idee, l´etica e le competenze delle persone. Se nel vecchio mondo, quello naturale e artificiale, erano gli individui con le loro etiche e le loro politiche gli unici a decidere e a poter imporre le propria morale concepzione al mondo, oggi, finita tale illusione attraverso il processo di digitalizzazione possiamo attraverso i dati poter dar forma a nuovi parlamenti all´interno dei quali prendono la parola, oltre agli umani, anche i boschi, i laghi, il clima, i virus e tutte le diverse entitá che abitano le nuove ecologie connesse. I processi decisionali, quindi, non saranno piu centrati nelle mani di pochi “esperti” o “professionisti” ma saranno aperti a tutti i cittadini, umani e non, poiché dovranno contemplare le esigenze e i diritti di ognuno dei membri delle reti complesse che compongono il nostro habitat. Un comune non sará piu´abitato dai soli cittadini umani, ma anche da tutto l´ambiente che attraverso il design dei dati ecometrici (qualitá dell´aria, numero e stato di salurte degli alberi, qualitá delle acque, biodiversita etc.) potrá prendere la parola e partecipare ai processi decisionali. Il consiglio comunale piú che mettere insieme le idee dei cittadini dovrá, attraverso il design dei dati, ottimizzare le relazioni e promuovere processi sostenibili e idonei al mantenimento e allo sviluppo di quella specifica comunitá co-mundo. La governance dell´insieme dei dati ecometrici, sociometrici, biometrici é ció che possiamo definire design civico digitale. Si tratta di una svolta epocale, che presupppone una trasformazione culturale, una nuova idea di comunitá e un nuovo tipo di azione, non piú solo soggetto-centrica e politica ma simpoeitica e connettiva. Volenti o nolenti il cambiamento é giá iniziato.


(Continua)

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