Riflessioni sulla ricerca e la navigazione
Lettere e messaggi da una nave pirata

LA RICERCA NELLE RETI E LA NAVIGAZIONE IN ACQUE PROFONDE I

16/05/2015

 

 

L’esperienza di chi naviga (si legga di chi fa ricerca) su questa astronave pirata che attraversa, allo stesso tempo, stelle, mondi e paesaggi interiori, sfiorando continenti e scoprendo isole fantastiche, è quella di trasformarsi con il trascorrere  della “navigazione”  (si continui a leggere ricerca). Questo aspetto evidenzia la consapevolezza della necessità della superazione della tradizionale prospettiva cartesiana che ha fondato il pensiero e la scienza occidentali, al separare il soggetto dall’oggetto e dal mondo. L’io è diventato, così, in occidente, qualcosa di separato dal mare, dalle stelle, dall’orizzonte, dagli alberi e dagli animali, proponendo  tale distinzione ontologica come il presupposto stesso della conoscenza stessa.

La prospettiva di chi naviga in questa strana astronave, che  assomiglia a una barca è, al contrario, l’esperienza del vivere una non ontologia, di un divenire al di là di ogni presupposta essenza e, al tempo stesso, di trasformarsi nel suo navigare. Questa dimensione non esterna della “navigazione”, fa sì che la navigazione stessa alteri il suo significato e il suo senso durante lo scorrere del tempo, corrispondendo al cambiamento del “navigante”, facendo in modo che lo stesso veleggiare (si legga il tema del suo fare ricerca) trovi rifugio in lui, acquisendo la sua prospettiva, le sue ansie e la qualità delle sue aspirazioni.

Questa opzione ecologica del “navigare” che esclude la frontalità del mondo e la separazione dell’io dal mare, dalla barca e dall’ambiente, ci conduce ad una riflessione importante che ci apre ad una prospettiva di un particolare tipo di interazione, espressa dalla dimensione reticolare. La forma rete, senza soggetto, né oggetto, né estremità, ci indica chiaramente che non siamo più nell’oggettività… né nel mondo fatto di mare, oceani, terre e venti… vele, persone, cose e  oggetti. La parola oggetto rimanda all’etimologia latina: “ob-jectum”, letteralmente “quel che ci sta davanti” che indica quel che abita nello spazio esterno in relazione al soggetto.

La conoscenza che la prospettiva della navigazione in acque profonde (così come la ricerca e lo studio di reti complesse) fornisce, assume le dimensioni della connessione, della non esternalità e del transito sciamanico.

Tale forma di navigazione e tale idea di conoscenza , quindi, non riconosce la separazione tra un io e il mondo esterno, tra il soggetto osservatore e l’oggetto osservato, tra il pirata e il motivo della sua navigazione (si legga ricerca), poiché nella non geografia delle reti, così come in acque profonde, non esiste esternalità, la stessa profondità sta al di sopra e al di sotto di noi… il cielo stellato e le profondità degli abissi  marini coincidono, si compenetrano, si espandono e… espandendoci, ci cambiano.

Please reload

Please reload

  • Facebook Basic Square
Posts recentes