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  • Massimo Di Felice

Le forme autoritarie della democrazia


L ´immagine da me scattata al Canadian Museum of Civilization di Ottawa, mostra la trasformazione di un bambino algonchino (etnia amerindia residente nelle attuali terre del Canada), avvenuta in seguito al processo civilizzatorio che gli ha imposto di divenire uno studente e un bambino europeo. Il processo civilizzatorio é un processo violento e inesorabile che non ammette mediazioni, nè trattative. Il suo obiettivo è trasformare l´indigeno, adoratore delle foreste, del sole, della luna e degli elementi naturali, in un cristiano devoto dell´unico vero Dio e in un individuo del tutto simile ad un suo coetaneo occidentale. Tale progetto é stato storicamente costruito dall´occidente, non solo attraverso lo sterminio di massa e l´ evangelizzazione forzata ma, anche, mediante la ricostruzione dello spazio di tali popolazioni, ottenuta attraverso la progettazione di specifiche architetture che avevano la chiara funzione di trasformare le forme di abitare di tali popoli, ingabbiandoli in un altro tipo di geografia. Tale operazione è stata organizzata attraverso l´edificazione di mura, di case e di tetti capaci di impedire agli indigeni l´accesso al cielo e alla comunicazione diretta con le stelle, la luna e le diverse entità che popolavano il loro universo. La delimitazione dello spazio, la sua alterazione simbolica e la sua organizzazione razionale, ottenuto attraverso la separazione dello spazio privato da quello pubblico e da quello dedicato alla preghiera e ai riti religiosi, ebbe la specifica funzione di trasformare il mondo delle popolazioni indigene in qualcosa di completamente diverso. La violenza che ha storicamente imposto la trasformazione delle culture amerindie e del loro spazio, durante e dopo il processo coloniale, sradicando culture, spiritualità, saperi e lingue antichissime e spazzandole via per sempre dalla faccia della terra é qualcosa di profondamente radicato

all´interno della cultura occidentale. L´occidente ha sempre “esportato” le proprie architetture di pensiero: lo sviluppo, la lotta di classe, la democrazia, attraverso

l´imposizione al resto del mondo dei significati attribuiti di volta in volta, dalla nostra cultura a tali categorie.

Lungi dall´essere una caratteristica di un periodo storico infelice, la violenza civilizzatoria accompagna la cultura e il linguaggio dell´occidente ancora oggi in diversi suoi aspetti. E´ possibile identificare lo stesso attreggiamento violento, autoritario e intransigente nel linguaggio politico delle democrazie occientali, tutte espressioni di un pensiero unico che non ammette, riformulazioni, utopie o sogni. Il richiamo al principio di realtà o di fattibilità evidenziano la dimensione autoritaria e intransigente della cultura occidentale anche al suo interno. Così ogni volta che sorge un esperimento o un progetto innovatore il sistema politico lo combatte integrandolo all´interno delle sue architetture burocratiche, lo controlla e lo delimita, attraverso i suoi statuti e i suoi rituali parlamentari e lo immunizza dandogli cittadinanza e trasfromandolo in una parte della architettura del sistema. La forma democrazia rivela così la sua dumensione autoritaria che non ammette alterazioni, utopie o sogni e che intende per rivoluzione la ripetizione sistematica dei suoi riti e delle sue organizzazioni. “Fuori dei partiti non c´é partecipazione possibile”, sentenzia il filosofo divenuto commentatore televisivo. “L´unica forma di innovazione possibile la si ottiene entrando nelle sacre e inquestionabili istituzioni” gritano gli amputatori di ali. “Fuori dai partiti, dai leader, dagli statuti non c´é demorazia nè partecipazione”, cantano in coro gli ex rivoluzionari. Dentro della politica non c´é piú niente e nessuno. Il linguaggio politico

dell´occidente ha prodotto sistematicamente forme sempre più autoritarie che riducono la partecipazione alla scelta passiva e alla periodica acclamazione di un nuovo capo. La rivoluzione, come ricordava Hakim Bey, é uno specchio per le allodole, un falso movimento e un illusione di cambiamento che si caratteriizza sempre come il passaggio dalla stesso allo stesso.

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