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  • Massimo Di Felice

L´ umanesimo brucia la foresta I


"Dimentichiamo la parola ambiente... questa presuppone che noi, umani, siamo al centro di un sistema di cose che gravitano intorno a noi, ombelico dell´universo, proprietari e dominatori della natura. Ciò ricorda un epoca passata, in cui la terra, collocata al centro dell´universo rifletteva il nostro narcisismo (...) E´ necessario cambiare la rotta e abbandonare la direzione imposta da Cartesio.

(...) O l´estinzione o la simbiosi, ".

M.. Serres

La devastazione della foresta amazzonica é l´ espressione piú nitida della crisi del modello umanista e illuminista. Gli strali della comunitá europea e del papa sono una ottima occasione di visibilitá . E´ bene stracciarsi le vesti. La situazione é di fatto fuori controllo. Ma é necessario essere precisi e radicali e non appena midiatici e determinati. I picchi piú alti di deforestazione non sono quelli attuali, come dimostrano i dati a disposizione, il maggior numero di abbattimenti e incendi sono da far risalire dal 2014 al 2016, durante il governo anteriore. Il problema della deforestazione dell´Amazzonia in Brasile, quindi, non riguarda questo o quello specifico governo. La deforestazione sta alla base dell´idea di sviluppo e del mito originario dello stato brasiliano. Mito basato sulla crescita, sull´illuminismo e sul modello antropocentrico cristiano. Macron, il papa, la comunitá europea in quanto origine ideale del modello di civiltá umanocentrico che riduce la cittadinanza ai soli umani, originata da contratti sociali tra soli individui e che trasfroma in oggetto e in materia prima tutto ció che umano non é, sono parte del problema e non la soluzione. Trafficanti tutti, di un mito e di un idea di umano e di natura non sostenibile e senza futuro.

Gli Yanomami, gli Ashaninca, e i diversi popoli che abitano lá foresta sentono lá.devastazione e l abbattimento degli alberi sulla loro pelle. I loro sensi si estendono sul território e cio' che accade ad un albero o ad un fiume e' come se accadesse a loro. Tra loro e la foresta non c e' distinzione. Millenni di monoteismo e di antropocentrismo hanno separato l uomo occidentale dal cosmo, inventando il soggetto e creando una idea di umano autoreferenziale e autopoietica. Uomo tipográfico e soggetto politico, l' individuo occidentale e' divenuto cittadino della polis, prima e dello stato, poi ed há iniziato ad abitare un universo simbolico all´ interno del quale tutto cio che non era umano era essere o entitá inferiore.

Se da un lato la dichiarazione dei diritti dell´uomo ha avuto il merito di estendere i diritti a tutti gli umani, allo stesso tempo, ha avuto il demerito di escludere i diritti di tutto il resto e di tutto ció che umano non é. Oggi i sensori, i dati, i sistemi indormativi geografici e tutte lê tecnologie di rete hanno iniziato a connetterci con tutto cio che esiste e che fino a poco prima identificavamo come cio che ci sta intorno (ambiente dal latino ambire, cio che circonda l uomo). Grazie alle architetture informative di rete iniziamo a poter sentire la cose, gli alberi, i fiumi e a poter ascoltare le foreste. Da cittadini e abitanti di paesi e nazioni stiamo cosi divenendo cittadini di ecologie fatte di bits.

Negli anni sessanta in Brasile fu messo in piedi il progetto della strada transamazzonica BR-230 che avrebbe dovuto attraversare la foresta e connettere l´intero paese. Il progetto venne abbandonato poiché man mano che la strada avanzava, attraverso la deforestazione, la foresta con la rapida crescita della vegetazione si rimangiava i chilometri di strada precedentemente disboscati, riportando la foresta, gli animali e la vita, dove era stata tolta.

Oltre alla foresta, oggi, a bruciare é la religione dell´umanesimo. Il mito dell´indipoendenza dell´uomo e della sua supposta superioritá su tutto ció che lo compone, lo forma e che esterno non é.


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